Lavoro, in sei mesi creati 230mila posti. Ora rallenta.

Crescita dei posti di lavoro a tempo indeterminato.

Durante i primi mesi dell’anno sono stati creati circa 230.00 posti di lavoro , quasi 100.000 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente senza pandemia.

Il dato è preso dal monitoraggio mensile congiunto del Ministero del lavoro, Anpal e Bankitalia dove si sottolinea il rallentamento nel bimestre maggio-giugno nei settori delle costruzioni, nel commercio e nel turismo.

Si sottolinea però, al contrario, anche la crescita dei posti di lavoro a tempo indeterminato che continuano ad aumentare.

Il recente rallentamento del settore turistico e di quello del commercio, si è riflesso in una frenata complessiva della crescita delle posizioni a termine.

Nei primi sei mesi dell’anno, esse hanno rappresentato circa un quarto delle attivazioni nette, dopo aver tenuto conto dei fattori stagionali.

L’occupazione a tempo indeterminato, invece,  ha beneficiato dell’ aumento del numero di trasformazioni di contratti temporanei in permanenti che negli ultimi mesi è tornato ai livelli del 2019.

Tenendo conto dell’andamento costante delle assunzioni e dei licenziamenti, è stato registrato un tenue calo delle dimissioni;

Quest’ultime hanno subito un’impennata nel 2021, quando la ripresa del mercato del lavoro aveva alimentato le transizioni di lavoratori da un’impresa a un’altra.

L’aggiornamento dei dati sul lavoro arriva con una sentenza della Corte costituzionale che definisce improrogabile la riforma dei licenziamenti.

Con il testo della riforma della vicepresidente Silvana Sciarra, viene rivolto al legislatore un richiamo ad intervenire celermente in questa materia, predisponendo tutele adeguate.

La Corte ha rilevato che “un’indennità costretta entro l’esiguo divario tra un minimo di tre e un massimo di sei mensilità vanifica l’esigenza di adeguarne l’importo alla specificità di ogni singola vicenda”.

Lo stesso tribunale di Roma prefigurava diverse soluzioni per porre rimedio ai profili di contrasto con la Costituzione, dalla ridefinizione di un criterio distintivo all’eliminazione del regime speciale e alla ridefinizione delle soglie.

Per ogni scelta ipotizzabile, corrisponde un’opzione differente di politica legislativa, derivante da alcune valutazioni discrezionali. Qualora la questione fosse riproposta, dunque, essa stessa provvederà direttamente a intervenire sulla disciplina censurata

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