Scalpore per il film "Sulla mia Pelle"

Scalpore per il film “Sulla mia Pelle”

Scalpore per il film “Sulla mia Pelle”

 

Il 12 settembre è uscito il lungometraggio, diretto da Alessio Cremonini ed interpretato da Alessandro Borghi, sui sette giorni di vita di Stefano Cucchi.

La pellicola è uscita contemporaneamente sia nelle sale, sia su Netflix ed ha attirato su di sé molte aspettative e molta attesa. Per questo motivo si è deciso di proiettarlo gratuitamente anche in giro per l’Italia, tramite associazioni, collettivi universitari e spazi autogestiti che hanno scelto di bypassare i vincoli imposti dal copyright e far prevalere la necessità di divulgare e informare il pubblico su una storia come quella raccontata da Sulla mia pelle.

Stesso Alessandro Borghi, in un’intervista rilasciata in occasione della 75esima Mostra del Cinema di Venezia, aveva sottolineato come il film raccontasse gli eventi in modo che tutti possano farsi un’idea e proprio per questo è una storia, quella di Cucchi, che doveva assolutamente essere raccontata.

Facebook è stato inondato da numerose pagine in cui sponsorizzavano la proiezione gratuita del film, in diversi luoghi e momenti. Sono durate ben poco però perché Netflix, che produce, e Lucky Red, che distribuisce, hanno chiesto al social network di rimuovere tutti gli eventi di proiezione gratuita.

Nonostante ciò le associazioni hanno deciso comunque di andare avanti e proiettare gratuitamente il lungometraggio per raccontare la storia di Stefano Cucchi. Dopo aver creato l’evento si sono resi conto della portata che aveva raggiunto la cosa, più di 24 mila persone interessate e partecipanti, dati che confermano la volontà e la necessità di parlare dell’accaduto e creare dibattiti tra persone di diverso pensiero, filosofia del “purché se ne parli”.

Di seguito vi riporto una parte d’intervista fatta al regista Cremonini, che racchiude il senso e le motivazioni di tale racconto:

“Il mio non è un film politico. Non è assolutamente un film politico. Petri, che era un genio assoluto e ti ringrazio che lo citi facendo l’intervista con me ma nel suo caso parliamo di persone che hanno fatto la storia del cinema mondiale, faceva film con un chiaro intento politico. Il mio, al contrario, Sulla mia pelle denuncia una situazione grave, che mostra allo spettatore quello che è accaduto ad un nostro concittadino. Ma il mio film non si vuole sostituire, e non ha assolutamente l’ambizione di farlo, al giudizio della magistratura. Un film non è un’aula di giustizia. Tanto è vero che alcune cose in Sulla mia pelle non vengono appositamente raccontante: perché sono e saranno ancora per diversi anni sotto indagine. Siamo al primo processo contro i cinque carabinieri accusati, ognuno di vari crimini. Ripeto accusati, non giudicati. Quindi il mio film non si sostituisce alla giudici, ne tantomeno ha questo desiderio recondito. Quello che nel mio film viene mostrato, però, visto che viviamo in un paese che si definisce democratico, dovrebbe indurci a porci alcune domande. Il mio film non da risposte preconfezionate ma propone delle riflessioni allo spettatore.”

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